Quattro cose che possiamo imparare dalla vicenda Coronavirus

L’importanza della comunicazione, la presentazione di dati e numeri, l’uso delle risorse disponibili, il possibile uso della tecnologia sono quattro temi su cui occorre riflettere.


1 – L’importanza della comunicazione

Quando bisogna affrontare situazioni che possono avere un impatto davvero rilevante sulla vita delle persone, è necessario porre grande attenzione a come e a cosa si comunica, pesando sostantivi e aggettivi.

Una volta che si è intrapresa una strada è poi molto difficile ridimensionare, contestualizzare e precisare l’ampiezza e la pericolosità di un’infezione. Diverse modulazioni del messaggio nel tempo generano dubbi e confondono le persone, creando insicurezza e sfiducia nelle istituzioni.

2 – Dati e numeri vanno contestualizzati e spiegati

Ad esclusione degli addetti ai lavori, le persone non hanno la percezione dei rischi reali che l’età, le infezioni, le patologie, l’ambiente e gli stili di vita possono determinare. Non avendo termini di confronto, diventa quindi difficile comprendere il reale livello di rischio che il Coronavirus comporta.

Per queste ragioni diventa essenziale presentare dati e numeri spiegando il loro significato dal punto di vista epidemiologico, confrontandoli con altre infezioni o rischi che sono magari più conosciuti e accettati come “normali“.

3 – L’uso delle risorse deve essere ponderato

In un sistema sanitario in cui le risorse sono limitate e dimensionate per la normale gestione della salute, di fronte a eventi imprevisti è necessario ponderare con grande attenzione le scelte che si vanno a compiere.

Bisogna evitare, sull’onda dell’emergenza, di intraprendere dei percorsi che non sono sostenibili e magari anche controproducenti. È necessario dosare le forze per formulare una risposta costante e continua, in grado di affrontare nel tempo l’evoluzione dell’infezione.

4 – Il possibile uso della tecnologia

Bisogna prendere atto che la gestione dei pazienti fragili, i più a rischio rispetto al Coronavirus, deve essere supportata dall’uso delle tecnologie. Non è pensabile impiegare modelli assistenziali che siano esclusivamente basati sulla presenza fisica saltuaria di medici, infermieri e assistenti sociali.

I modelli e la rete di emergenza devono prevedere l’uso di piattaforme informatiche in grado di informare i cittadini, rilevare le loro condizioni di salute, comunicare con essi. Affidarsi a call center o sperare che i servizi infermieristici siano in grado, in presenza di un’emergenza, di far fronte alle domande dei cittadini o assistere a casa, tramite il telefono, alle persone che necessitano di aiuto o di sorveglianza, è utopistico.

Occorre investire in tecno-assistenza e telemedicina non solo per fare fronte a possibili emergenze, ma per la gestione corrente di pazienti cronici e fragili.

Speriamo che questo evento possa diventare l’occasione per ragionare, finalmente, su come impiegare le tecnologie per migliorare l’assistenza dei pazienti.

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