Focus su DM71: la Casa della Comunità

Il decreto assegna un ruolo strategico a queste strutture che per molti sono le Case della Salute versione 2.0. Il modello solleva però molti dubbi sulla sua fattibilità.

Il decreto che definisce i nuovi modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale introduce tre nuove tipologie di strutture: le Case di Comunità; le Centrali Operative Territoriali; gli Ospedali di Comunità.

La Casa della Comunità

È una struttura territoriale alla quale potranno accedere i cittadini per i loro bisogni di assistenza sanitaria o socio-sanitaria e in cui lavoreranno in modalità integrata e multidisciplinare medici, infermieri, psicologi, operatori sociali, personale amministrativo.

Il modello prevede:

  • Una Casa della Comunità Hub ogni 40 – 50.000 abitanti
  • Case della Comunità Spoke e ambulatori di Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta. Tutte le aggregazioni dei MMG e PLS come AFT e UCCP sono ricomprese nelle Case di Comunità sia trasferendovi la sede fisica sia mediante un collegamento funzionale.

La prima deve garantire i seguenti servizi:

  • Équipe multiprofessionali (MMG, PLS, Continuita Assistenziale, Specialisti Ambulatoriali Interni (SAI) e dipendenti, Infermieri e altre figure sanitarie e socio sanitarie);
  • Presenza medica H 24 – 7 giomi su 7 anche attraverso la Continuità Assistenziale;
  • Presenza infermieristica H 12 – 7 giorni su 7;
  • Punto Unico di Accesso (PUA) sanitario;
  • Punto prelievi;
  • Servizi diagnostici finalizzati al monitoraggio della cronicità con strumentazione diagnostica di base (ecografo, elettrocardiografo, retinografo, oct, spirometro, ecc.) anche attraverso la telemedicina (es. telerefertazione);
  • Servizi ambulatoriali specialistici per le patologie ad elevata prevalenza (cardiologia, pneumologia, diabetologia, ecc.);
  • Servizi di prevenzione e promozione della salute con l’Infermiere di Famiglia o di Comunita (IFoC) e ambulatori infermieristici per la gestione integrata della cronicità;
  • Interventi di prevenzione e promozione della salute attraverso i Consultori Familiari;
  • Profilassi Vaccinale;
  • Sistema integrato di prenotazione collegato al CUP aziendale;
  • Servizio di assistenza domiciliare di base;
  • Integrazione con i servizi sociali

La Casa di Comunità Spoke prevede invece i seguenti servizi:

  • Équipe multiprofessionali (MMG, PLS, Continuita Assistenziale, Specialisti Ambulatoriali Interni (SAI) e dipendenti, Infermieri e altre figure sanitarie e socio sanitarie);
  • Presenza medica e infermieristica almeno H 12 – 6 giorni su 7;
  • Punto Unico di Accesso (PUA) sanitario;
  • Punto prelievi;
  • Alcuni servizi ambulatoriali specialistici per le patologie ad elevata prevalenza (cardiologia, pneumologia, diabetologia, ecc.);
  • Servizi di prevenzione e promozione della salute con l’Infermiere di Famiglia o di Comunita (IFoC) e ambulatori infermieristici per la gestione integrata della cronicità;
  • Programmi di screening;
  • Collegamento con la Casa di Comunità Hub di riferimento;
  • Sistema integrato di prenotazione collegato al CUP aziendale;

Il personale

Le Case della Comunità hub dovranno essere dotate di 7-11 infermieri di famiglia o di comunità (IFoC) così ripartiti:

  • Un coordinatore infermieristico;
  • 2-3 IFoC per le attività ambulatoriali;
  • 1-2 IFoC per l’attività di triage e valutazione dei bisogni di salute;
  • 4-6 IFoC per l’assistenza domiciliare, l’attività di prevenzione e teleassistenza.

Sono inoltre previsti un assistente sociale, 5-8 unità di personale di supporto (sociosanitario e amministrativo).

Il PNRR prevede l’istituzione di 1.350 Case della Comunità che determinano quindi un fabbisogno pari a 9.450 – 14.850 infermieri, 1.350 assistenti sociali, 6.750 – 10.800 unità di supporto.

A questi bisogna poi aggiungere l’assistenza medica. In entrambe le tipologie di Case della Comunità è prevista una copertura H 12 – 6 giorni su 7 attraverso la presenza dei MMG afferenti alle AFT del distretto di riferimento. Tale attività ambulatoriale sarà aggiuntiva rispetto alle attività svolte dal MMG nei confronti dei propri assistiti e dovrà essere svolta presso la Casa della Comunità.

Nel documento non sono invece fornite indicazioni sul numero minimo di specialisti né sulle ore di servizio da assicurare per gli ambulatori della Casa della Comunità.

Come si può notare si tratta di un numero rilevante di infermieri e operatori da reclutare ed assumere. Secondo la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) mancano in Italia oltre 60.000 infermieri. Come si riuscirà allora a coprire l’organico?

I dubbi però non riguardano soltanto l’organico ma anche i carichi di lavoro che gli infermieri dovranno sostenere. L’obiettivo del piano è di arrivare a prendere in carico il 10% della popolazione over 65 che rappresenta il 22,8% di quella complessiva. Nel bacino di una Casa della Comunità si tratta di 9.120 – 11.400 persone che 4 – 6 infermieri dovranno gestire, oltre a svolgere l’attività di prevenzione e teleassistenza, ossia una media di 1.900 – 2.280 assistiti pro-capite.

Malgrado il supporto degli infermieri presso le Centrali Operative Territoriali (3 – 5 infermieri per un distretto standard di 100.000 abilitanti), si tratta di un carico di lavoro enorme.

Dove poi trovare i medici specialisti per svolgere esami diagnostici e visite? Si distaccheranno una parte di essi dagli ospedali? Anche in questo caso i dubbi sono tanti e non ho avuto, parlando con le ASL, alcuna informazione in merito.

La sensazione, leggendo il documento, è che il modello disegnato sia piuttosto teorico e difficile da attuare nella pratica. Ma poiché il PNRR è vangelo e i tempi sono stretti, si stanno per iniziare i lavori di ristrutturazione / adeguamento degli edifici senza alcuna certezza sulla reale fattibilità del modello.

3 – Continua

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