Il Fascicolo Sanitario Elettronico tra fanfare e autocelebrazioni

Fonte: portale per il monitoraggio del FSE

La campagna di comunicazione sul FSE mistifica la realtà dei fatti e spaccia per nuovi dei servizi che in molte regioni sono operativi da anni.

È partito in pompa magna il tour per presentare il nuovo Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0) che, senza l’Ecosistema dei Dati Sanitari (EDS) e i servizi che potranno essere realizzati su di esso, è un lifting di quello precedente (qui trovate un articolo che spiega questa affermazione e qui un altro che spiega cosa potrà consentire l’EDS).

Per dare maggiore importanza al Fascicolo è stato deciso di inserire, in questa definizione, alcuni servizi che in realtà sono erogati dal CUP, come la prenotazione e il pagamento del ticket, la scelta / revoca del medico di famiglia, svolta dal sistema di gestione della medicina di base. Un’operazione di marketing per associare alcune funzioni utili per i cittadini al Fascicolo che però, a questo punto, sarebbe meglio cambiasse nome, ad esempio “Portale Sanitario del Cittadino“. La comunicazione ha le sue regole e richiede novità: ecco perché si presentano come novità dei servizi già attivi da anni e persino il portale di monitoraggio del FSE che ho più volte citato e mostrato in questo blog.

A dire il vero però il portale di monitoraggio è stato oggetto di un restyling che riguarda sia la grafica, ora più moderna e gradevole, sia le metriche. Rispetto alla versione precedente è scomparso ad esempio l’indicatore che mostrava quanti medici di famiglia producevano il Profilo Sanitario Sintetico (una delle maggiori criticità sulla quale ritorno più avanti).

L’implementazione del FSE ha sinora rispecchiato, come avviene in altri ambiti della sanità, una spaccatura dell’Italia tra regioni virtuose e meno; c’è da sperare che l’enorme investimento previsto per il FSE 2.0, oltre 1,3 miliardi di euro, permetta di appiattire queste differenze e uniformare, almeno a livello digitale, i diritti dei cittadini.

La strada per arrivare a un “vero” FSE 2.0 è lunga, siamo solo all’inizio di un percorso difficile e complesso. Bisognerà trovare la giusta soluzione, anche dal punto di vista privacy, su come realizzare l’Ecosistema dei Dati Sanitari ma, soprattutto, capire come alimentarlo, come ci insegna l’esperienza fin qui fatta con il FSE 1.0 che dimostra che non è difficile realizzare un’infrastruttura regionale ma riempirla di contenuti utili e fruibili. Una volta poi che comincerà ad essere alimentato, andranno sviluppati dei servizi utili per i medici e i cittadini, argomenti di cui nessuno parla.

In attesa di tutto ciò, per utilizzare il FSE nella pratica clinica serve il Profilo Sanitario Sintetico, onde evitare ai medici di dover aprire e consultare una quantità di documenti per avere il quadro clinico del paziente che stanno visitando. I medici di famiglia, che dovrebbero compilarlo, non sono disponibili a farlo, neanche in presenza di incentivi.

Il FSE 2.0, una volta completato, sarà certamente utile ma è soltanto una tessera di un mosaico molto più ampio, in larga parte ancora da disegnare e realizzare. Affermare che “Nell’ambito della trasformazione informatica per la riduzione delle liste d’attesa e per una nuova efficienza del Ssn il progetto del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 è quindi centrale” è fuorviante. Non è con il FSE che si riducono le liste di attesa, come sanno bene i cittadini delle regioni dove il FSE è operativo da anni e che hanno lo stesso problema di coloro che abitano in regioni più arretrate dal punto di vista digitale.

Anche per questo vi invito a continuare a leggere gli articoli che sto scrivendo su come utilizzare il digitale per affrontare le priorità della sanità (primo, secondo, terzo). A breve uscirà il quarto.

One thought on “Il Fascicolo Sanitario Elettronico tra fanfare e autocelebrazioni

  1. Fabio Cottini 16 Giugno 2024 / 18:57

    “Profilo Sanitario Sintetico… I medici di famiglia, che dovrebbero compilarlo, non sono disponibili a farlo, neanche in presenza di incentivi”
    Ho qualche sospetto sulle motivazioni: il medico di famiglia, dovesse omettere una qualsiasi informazione sanitaria di un suo paziente (magari perché non ne è a conoscenza), rischia una denuncia a seguito di decisioni prese dai colleghi che consultano il PSS e basano le cure sul suo contenuto. Serve uno scudo legale, altrimenti la medicina difensiva affosserà qualunque iniziativa, FSE compreso.

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