Dieci anni per far maturare i nuovi modelli di assistenza territoriale a Badalona

BSA

Hanno cominciato con interventi relativamente semplici e poi li hanno adeguati al “cambiamento possibile”, per valorizzare la crescita culturale dei professionisti e dei cittadini e per utilizzare al meglio i progressi tecnologici.

Quarto articolo sui modelli di cura nei percorsi di Digital Transformation nell’assistenza territoriale.

Nel primo articolo ho introdotto un formato strutturato per modellare le iniziative di Integrated Care, basato su 23 Classi di Fabbisogni raggruppati in 9 Aree, in cui i punteggi CCC (tra 0 e 4) esprimono il contributo al cambiamento apportato al sistema in relazione ad ogni Classe e permettono di calcolare un indice CCD sulla complessità di realizzazione del modello nel suo insieme; ho poi usato il formato per confrontare sei progetti italiani sull’assistenza territoriale.

Nel secondo articolo ho mostrato quali erano i tipi di servizi (e quindi di tecnologie) che in quei progetti potevano contribuire maggiormente ai cambiamenti strutturali del sistema salute.

Nel terzo ho introdotto i modelli di 20 iniziative prodotti nell’ambito del Partenariato Europeo di Innovazione sull’Invecchiamento Attivo e in Salute (EIPonAHA), riguardo al percorso decennale di Digital Transformation di Badalona (Catalogna), un Comune di 200mila abitanti, in cui l’integrazione tra sanitario e sociale è partita all’inizio degli anni 2000.

Qui descrivo alcuni dettagli su due sequenze di programmi di assistenza territoriale attivati sul campo a Badalona dal 2003 al 2013: la prima sequenza riguarda i pazienti con difficoltà motorie, la seconda il follow-up dopo dimissione.

L’evoluzione del Programma AtDom per pazienti con difficoltà motorie

Questa sequenza di modelli riguarda le tre versioni del programma AtDom:

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La figura mostra, attraverso la media dei punteggi CCC nelle tre versioni del programma, come ogni Area abbia modificato il suo contributo al cambiamento del modello di assistenza:

  • l’attenzione al coordinamento tra i professionisti per fare squadra (Area COL.2) è alta fin dall’inizio;
  • la media per i servizi a distanza (COL.3) e il supporto all’auto-cura (ENG.2) aumenta di poco e rimane tra 2 e 3;
  • la creazione e gestione condivisa del PAI (COL.1) e i cruscotti decisionali per i manager (DEC.1) aumentano nel tempo; quindi sono queste le Aree responsabili dell’aumento dell’indice di complessi-tà del programma da basso (CCD=39%) a medio (CCD=51%).

Questo programma non prevedeva di modificare direttamente le decisioni cliniche, la transizione tra i setting e le informazioni al paziente sul sistema sanitario e le procedure, né il contesto intorno al cittadino.

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L’evoluzione dei Programmi che riguardano la transizione tra i setting assistenziali

Questi modelli riguardano i programmi, complementari al precedente, con un forte peso del coordinamento tra i setting.

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Il programma HDI del 2003 è stato revisionato nel 2012 per introdurre il ruolo del Care Manager ed ampliare il target dei pazienti: l’indice di complessità è passato da basso (CCD=41%) ad alto (CCD=58%).

Nella figura si nota una sostanziale omogeneità degli altri modelli, tranne NAtDom13 che riguarda le residenze per anziani e si discosta sostanzialmente su due Aree: un ruolo molto meno attivo del paziente (ENG.2) e un maggiore adattamento del contesto (ENG.3, dovuto alle Classi sull’inclusione sociale e su ADL/IADL).

Rispetto al programma AdDom, si nota ovviamente il peso molto forte dell’Area COL.4 sulla transizione tra i setting; inoltre c’è più enfasi sul supporto all’auto-cura (ENG.2) e meno attenzione alle decisioni manageriali (DEC.1).

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I servizi e le tecnologie che più incidono sulla trasformazione dell’assistenza

La figura seguente riguarda le singole Classi di fabbisogni di integrazione. In particolare, riporta le nove classi che risultano apportare più cambiamenti sull’insieme delle iniziative qui considerate; la barra blu indica la media dei punteggi sui programmi AtDom, la barra arancione sulle iniziative di transizione tra i setting.

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Le Classi contrassegnate con asterisco * sono in comune con i sei progetti italiani (riportate nel secondo articolo); le quattro rimanenti sono nella parte alta della graduatoria solo per Badalona.

Quindi la registrazione dei contatti tra il paziente e gli operatori, insieme ai problemi di salute considerati da ogni attore (COL.2a), sono anche qui il presupposto di qualsiasi innovazione dei processi di cura sul territorio, in quanto permettono ai professionisti di rendersi conto di far parte di uno stesso sistema e di fare squadra di fronte al paziente.

Inoltre, la Classe COL.2c suggerisce una gestione coerente, in base al profilo di ogni utente, dei dati clinici e amministrativi all’interno di un sistema informativo integrato, almeno a livello aziendale ed in futuro anche a livello regionale.

Per la barra blu, rispetto all’altra, si nota l’enfasi sull’educazione del paziente per un suo ruolo più attivo nel processo di assistenza (ENG.2a) e un maggiore uso dei cruscotti manageriali (DEC.1b); invece per la barra arancione è maggiore l’apporto da parte del medico supervisore (COL.1b) e dei care manager per il coordinamento operativo sul PAI (COL.1c).

Confronti tra iniziative e replicabilità

Vale la pena ricordare che è inappropriato trasferire direttamente le considerazioni precedenti da una località all’altra, mentre è utile confrontare i modelli per capire meglio le motivazioni di scelte diverse nei vari contesti.

L’uso dei modelli può servire in una località (o in una regione) per elaborare una visione a lungo termine verso l’Integrated Care attraverso una progressiva diffusione di diverse iniziative e per definire meglio il ruolo delle tecnologie; inoltre, diverse località possono identificare un interesse comune su iniziative simili, per affrontare insieme una particolare classe di fabbisogni.

Indirettamente il modello fornisce indicazioni sulle soluzioni tecnologiche che possono abilitare al meglio le trasformazioni dei servizi. Infatti, la suddivisione delle classi di fabbisogni è stata concepita per evocare classi di servizi sanitari e sociali, che a loro volta individuano classi di tecnologie.

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