Neutralità delle rete e Coronavirus: riflessioni su internet

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Siamo abituati a considerare internet come una risorsa neutrale, affidabile e illimitata. La crisi che stiamo vivendo ci insegna che non sempre questo è vero.

Pochi ne parlano ma internet sta vivendo la sua prima vera crisi da quando è stata creata. Il ricorso massiccio allo smart working, con tutto quello che in termini di traffico comporta, l’uso abnorme di audio-video conferenza sia per motivi di lavoro, sia per socialità e svago (complice anche la disponibilità gratuita delle maggiori piattaforme), l’impiego parossistico di social e media web con uno scambio continuo di immagini e filmati, stanno mettendo in seria difficoltà la rete che non riesce a reggere un carico così elevato di traffico.

La neutralità della rete fa sì che questi problemi si ripercuotano su tutti, senza distinzione. Se però può essere fastidioso svolgere una videoconferenza con voce o immagine a scatti quando si è connessi con familiari o amici, è sicuramente più grave se questo avviene in un ambito lavorativo. Addirittura critico se parliamo di salute (digitale e non).

Immaginate le conseguenze sulle tele-visite, i tele-consulti tra medici, o sulle applicazioni di tele-salute.

L’Unione Europea, consapevole di questa situazione, ha chiesto ai maggiori provider di contenuti di limitare la risoluzione dei video, così da occupare meno banda. Netflix ha deciso di abbassare il bitrate del 25%, mentre YouTube ha sospeso l’HD.

Poco efficace sembra anche essere l’idea di chiedere alla persone un uso consapevole della rete; l’obbligo di stare a casa e la noia amplificano un’abitudine che è ormai profondamente radicata nella nostra società.

C’è poi un altro aspetto che bisogna considerare. Fino ad oggi la neutralità della rete è stato un paradigma accettato da tutti, anche se non sono mancate le discussioni su come ripartire e differenziare l’uso di internet. Ma cosa succederebbe se, con l’acuirsi della crisi, gli Stati Uniti decidessero che internet è una risorsa strategica e obbligassero i maggiori provider (che sono americani) a limitare i servizi verso altri paesi?

Possiamo basare una serie di servizi critici soltanto su internet, contando sul fatto che la rete rimanga sempre neutrale e disponibile per tutti? È una riflessione che alcuni cominciano a fare e che merita una profonda riflessione.

Internet è oggi una risorsa strategica e preziosa come l’acqua: vi prego, non sprechiamola!

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