Prevenzione, la grande assente nella sanità digitale

Malgrado i progressi delle tecnologie digitali, il modo di fare prevenzione oggi è lo stesso di venti anni fa.

C’è poca attenzione a comprendere come rendere più efficace la prevenzione grazie alle tecnologie digitali. Manca la capacità di immaginare nuovi modelli di prevenzione basati sul digitale e ci si limita ad utilizzare i social come vetrine informative.

Eppure, se esaminiamo il nostro modo di vivere, le differenze rispetto al passato sono davvero notevoli. Siamo in simbiosi con il nostro smartphone, con cui interagiamo centinaia di volte al giorno. Molte persone indossano un braccialetto o un orologio intelligente che rilevano la nostra attività fisica, il sonno, i livelli di stress, alcuni parametri vitali. Trascorriamo ore a leggere e vedere contenuti con i nostri smartphone e tablet.

Viviamo in un modo connesso e all’interno di una infosfera, due aspetti che hanno modificato, in molti settori, il modo di acquisire o conservare i clienti e vendere prodotti e servizi. È una vera e propria rivoluzione che però tocca marginalmente la sanità.

Il focus della sanità, pubblica e privata, è di offrire servizi ai cittadini per aiutare loro a svolgere in modalità digitale alcune attività che si svolgono in presenza o con canali telefonici: ottenere informazioni; prenotare visite ed esami; pagare il ticket; scaricare il referto. In ambito medico effettuare una visita o un consulto a distanza, in pochi casi rilevare telematicamente i parametri vitali del paziente.

È la “faccia digitale” della medicina tradizionale, di attesa, che si attiva quando il paziente inizia un percorso di cura.

La prevenzione viene svolta prevalentemente mediante campagne informative e screening orientati alla diagnosi precoce di alcune malattie oncologiche. Non si adopera il digitale per prevenire il diabete, le malattie cardiovascolari o quelle respiratorie, tanto per citare tre classi di patologie tra le più diffuse.

Sul mercato non mancano app che affrontano questi temi che però sono poco conosciute e quindi poco utilizzate. Inoltre queste applicazioni sono fini a sé stesse, non sono parte di un sistema digitale di prevenzione che ne preveda l’uso e che ne condivida i dati. La sanità non è in grado di sfruttare, previsto consenso del paziente, “l’impronta digitale” della salute dei cittadini che i dispositivi che oggi adoperiamo sono in grado di rilevare.

L’empowerment e l’engagement del paziente sono due buone intenzioni che la sanità di oggi non è in grado di trasformare in azioni concrete per la mancanza di una mentalità digitale da parte di coloro che si occupano di prevenzione.

Strumenti comuni in buona parte dei settori industriali e commerciali, ad esempio i CRM, sono una rarità in campo sanitario. Manca la percezione dell’importanza della Relazione con il paziente, le idee su come valorizzarla per svolgere una prevenzione attiva ed efficace.

Si parla tanto di telemedicina, poco o nulla di teleprevenzione, malgrado quest’ultima sia molto più importante ed efficace per assicurare la salute delle persone. È ora di iniziare a lavorarci seriamente.

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