Non stiamo forse sopravvalutando la telemedicina?

Importanti investimenti, grandi aspettative per una forma di medicina che, distanza a parte, presenta gli stessi vincoli e problematiche di quella tradizionale.

Voglio condividere con voi lettori un pensiero controcorrente che mi suscita molte riflessioni: non riesco a comprendere tutto l’entusiasmo che vedo intorno alla telemedicina.

Certamente per i pazienti può essere molto utile, evitando loro di spostarsi per una visita o un consulto, nei casi in cui queste possono avvenire a distanza, senza contatto fisico con il medico. Anche la possibilità di rilevare e condividere i propri parametri con medici e infermieri è utile anche se questa prassi, sia pure con altri mezzi, è in voga da diverso tempo.

Ma quale impatto ha o può avere la telemedicina per il sistema sanitario pubblico? Quali benefici è in grado di assicurare?

La telemedicina non migliora lo squilibrio tra domanda e offerta che causa lunghi tempi di attesa e ritardi nella presa in carico dei pazienti dal momento che è isorisorse rispetto alla pratica medica in presenza (richiede cioè lo stesso numero di medici ed infermieri).

Può essere utile se impiegata in modelli di gestione delle cronicità che però richiedono, rispetto alla situazione attuale, l’ingaggio di nuovi medici ed infermieri, di cui però c’è carenza.

Sarebbero molto utili forme innovative di telemedicina che permettano di ampliare prestazioni e servizi senza l’impiego di personale sanitario, ad esempio nel campo della prevenzione di cui ho parlato in un articolo che potete leggere qui.

Non voglio dire che la telemedicina sia inutile, ma forse meno utile di quanto si pensi, affascinati come siamo dal pensare che tutto ciò che sia digitale costituisca, di per sé, un valore a prescindere.

E voi, mi rivolgo soprattutto ai medici e agli infermieri, cosa ne pensate?

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