La macchina del tempo e l’elisir dell’eterna giovinezza

Riflessioni ironiche e non sulla sanità digitale.

Gli anni, ahimè, passano per tutti, inclusi coloro che si occupano, a vario titolo, di sanità digitale. È la prima impressione che si riceve partecipando a un qualunque convegno sul tema. Si incontrano molte persone che conosci, alcune delle quali ti appaiono “invecchiate”, come del resto lo sono anche io. L’età media è molto alta; se continuiamo così, i prossimi convegni potremmo organizzarli in qualche RSA.

Per fortuna però noi ci occupiamo di innovazione, creiamo il futuro, siamo la modernità. Ce lo ricordano i titoli dei workshop, le parole chiave, gli interventi dei moderatori e dei relatori. Ascoltando con attenzione si entra però in una dimensione extra temporale, in una sorta di macchina del tempo. Flussi informativi, sistemi di contabilità e gestione amministrativa, cruscotti, sistemi gestionali. Malgrado i tentativi eroici dei moderatori e degli organizzatori che cercano di introdurre concetti come value based care, intelligenza artificiale, esiti, gira e ti rigira parliamo sempre di misurare la produzione delle prestazioni, i loro costi, di cure.

L’obiettivo del sistema sanitario è di curare e assistere le persone e tutto è incentrato su questa missione. Non abbiamo strumenti né l’attitudine a parlare di salute. I fondi servono per curare le persone; la prevenzione rimane marginale. Ha più fondi chi cura di più, non chi fa vivere meglio i propri assistiti. Siamo giustamente concentrati sulle liste di attesa e su come migliorare la risposta del sistema, ma ci facciamo poche domande su cosa facciamo per ridurre la domanda, aumentando il livello di salute e benessere delle persone.

Gli anni passano ma l’approccio rimane lo stesso. Vengono allora alla mente altri progetti, altri convegni, viaggiando all’indietro nel tempo. Si ha la sensazione di vivere un’eterna giovinezza: forse è per questo che le persone che hanno da tempo maturato la pensione continuano a frequentare questi convegni.

Innovare è faticoso, servono idee ed approcci nuovi. Meglio allora rimanere nella comfort zone del già visto, già detto, del così fan tutti. È più rassicurante, ti capiscono tutti, tanto i giovani sono pochi e saranno loro a doversi adattare.

One thought on “La macchina del tempo e l’elisir dell’eterna giovinezza”

  1. Donatella Gallistru 23 Ottobre 2026 / 12:24

    Massimo, come sempre dici cose sacrosante che io condivido.

    Vai avanti e non fermarti

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