
Malgrado i fondi PNRR e il DM 77, la digitalizzazione della sanità territoriale è ancora insufficiente. Non bastano la telemedicina e la gestione delle transizioni di cura per migliorare l’efficacia delle cure di prossimità.
Potenziare la sanità territoriale, adottare nuovi modelli di cura. È l’obiettivo della riforma delle cure territoriali definito nel DM 77 e finanziato con i fondi della missione 6 del PNRR. Osservando però ciò che le regioni e le aziende sanitarie stanno facendo sembra che, per ciò che riguarda la digitalizzazione, il tutto si traduca nell’adozione della telemedicina e nella gestione delle transizioni di cura da parte delle Centrali Operative Territoriali.
Eppure, leggendo il DM 77, si scopre che ci sarebbe ben di più: il ricorso alla Population Health Management (medicina di popolazione) e la medicina di iniziativa che dovrebbe essere imperniata sul Progetto di Salute. Perché allora si sta facendo molto poco o praticamente nulla in questi ambiti? Le ragioni sono diverse.
La prima considerazione riguarda lo stato della digitalizzazione della sanità territoriale ante DM 77 e PNRR. Mentre all’ospedale sono stati dedicati fondi e attenzione, ricercando l’integrazione dei sistemi e costruendo repository documentali (Dossier Sanitario), per l’alimentazione del Fascicolo Sanitario Elettronico, il territorio è sempre stato un setting assistenziale di serie B per il digitale. Anche qui, come l’ospedale, ci sono tanti sistemi che però, a differenza del primo, non sono integrati. C’è tanta frammentazione anche per l’assistenza e la pratica clinica. Il focus è stato rivolto principalmente alla gestione dei flussi. Diverse piccole cartelle cliniche specialistiche, quando ci sono, mentre ad esempio nel caso dell’assistenza domiciliare l’importante è contare gli accessi degli operatori sanitari e gestire la rendicontazione delle cooperative che svolgono i servizi. Non c’è insomma un’info-struttura su cui implementare i processi che la riforma delle cure territoriali prevede.
Non è facile poi eseguire la profilazione dei pazienti, alla base della medicina di popolazione. Un primo ostacolo è rappresentato dalla privacy, ossia sui limiti che il Garante ha posto per questa pratica e le sanzioni che ha commminato a quelle regioni / aziende sanitarie che per prime hanno provato a realizzarla, anche se bisogna dire che in diversi casi queste hanno poi vinto il ricorso. Il timore di sanzioni e blocchi da parte dell’Autorità sta frenando molte aziende sanitarie. C’è poi da dire che i dati oggi disponibili per profilare i pazienti sono principalmente di tipo quantitativo e provenienti dai flussi informativi. Non essendoci data repository clinici (CDR) di tipo territoriale, con dati qualitativi, è difficile stimare la classe di rischio o il bisogno assistenziale dei pazienti.
Mancano poi, salvo rare eccezioni, sistemi per la gestione della “presa in carico” dal punto di vista clinico – assistenziale. Sistemi che permettano a medici e infermieri di avere una “vista integrata” dei dati del paziente, degli interventi e delle attività che vengono pianificate ed erogate nei diversi setting assistenziali, incluso l’ospedale, dei bisogni e della situazione sociale del paziente. Sistemi che permettano di definire gli obiettivi e che quindi consentano di avere indicatori per il loro monitoraggio. Non basta infatti definire cosa è necessario fare per un paziente ma anche comprendere l’effetto che le cure producono.
A questi ostacoli tecnici bisogna poi aggiungere gli aspetti culturali e organizzativi. I “silos” che compongono la sanità territoriale sono formati non solo da sistemi informativi ma da approcci e modelli organizzativi estremamente frammentati. L’integrazione delle cure è un paradigma prima che tecnico professionale, organizzativo. L’offerta di sistemi territoriali riflette la domanda che è sempre stata di bassa qualità e parcellizzata in tanti ambiti operativi. È mancata, e continua a mancare, una visione integrata delle cure territoriali. Non ci sono cartelle cliniche territoriali integrate, ognuno si arrangia con ciò che ha.
Per questo motivo ho pensato di sviscerare queste tematiche in una serie di articoli – questo è il primo – per provare a spiegare come andrebbe concepita e realizzata una moderna ed efficace sanità digitale del territorio. Se la cosa vi interessa seguite i prossimi articoli.