Chi governa e progetta la sanità digitale ?

L’efficacia e l’utilità della sanità digitale dipendono da chi governa l’innovazione e partecipa al suo sviluppo. A secondo dei casi gli attori sono diversi, così come i risultati ottenuti. Per questo motivo è necessaria una riflessione, per evitare gli errori fin qui commessi.

Bisogna riconoscere che i progetti di sanità digitale che hanno avuto maggior successo ed efficacia sono quelli concepiti e gestiti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), come l’articolo 50 – tessera sanitaria prima e poi la dematerializzazione delle ricette. Un chiaro obiettivo, una forte governance, un’ottima capacità di convincimento degli attori interessati, grazie anche ad un insieme di strumenti molto efficaci, tempi ristretti di attuazione, specifiche comuni a livello nazionale, fondi per la sua realizzazione, sono gli elementi che hanno determinato il successo di questi progetti.

Se guardiamo invece al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) la storia è stata ben diversa, così come il risultato fin qui ottenuto. La definizione degli obiettivi ha richiesto tempo e un confronto tra le parti. La governance del Ministero della Salute, condivisa insieme alle regioni e le province autonome, è stata complicata. Non ci sono stati fondi per la sua realizzazione e le specifiche iniziali hanno determinato una eterogeneità tale da richiedere un ulteriore progetto per assicurare l’interoperabilità tra i fascicoli. Il valore del FSE è al momento modesto, ha però un buon potenziale a patto di impiegarlo come un’infrastruttura su cui costruire nuovi servizi e applicazioni, cosa però che rischia di aumentare la disomogeneità tra le regioni e il relativo gap informatico.

Se guardiamo invece i progetti che riguardano lo sviluppo di nuovi sistemi informativi il governo dell’innovazione si sposta sulle regioni e sulle aziende sanitarie, con vari livelli di centralizzazione e decentralizzazione. La formulazione della domanda vede raramente il coinvolgimento degli utenti, siano essi i professionisti sanitari o i cittadini. La progettazione è affidata ai tecnici che su input dei vertici elaborano capitolati la cui componente di innovazione è circoscritta quasi sempre al solo aspetto tecnologico, più che funzionale o di valore. L’offerta, a sua volta, rispecchia questa situazione, anche perché le aziende ICT del settore hanno una percentuale marginale se non in alcuni casi assente di professionisti sanitari al loro interno. Non c’è dunque da meravigliarsi se spesso i risultati ottenuti sono modesti, contraddittori, con poca soddisfazione degli utenti.

Nei progetti di ricerca, dove ad esempio si sperimentano e si realizzano soluzioni con nuove tecnologie, come ad esempio l’intelligenza artificiale, i medici sono coinvolti in prima persona perché la loro competenza e la loro esperienza sono essenziali per “dare intelligenza” ai software. I risultati che si ottengono sono decisamente interessanti e si realizzano soluzioni che creano valore per la sanità. Si genera un “corto circuito” virtuoso tra tecnologia e medicina che determina una reale innovazione di valore, con benefici per i medici, i pazienti e il sistema sanitario.

Se continueremo a fare le cose allo stesso modo non potremo che ottenere gli stessi risultati. Dobbiamo, per prima cosa, cambiare il modo con cui facciamo innovazione, facendo tesoro dell’esperienza fin qui maturata.

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