Il libro della settimana: Nexus di Yuval Noah Harari

Un testo da leggere con interesse per arricchire la propria consapevolezza sull’IA e su come questa potrà contribuire a cambiare le nostre vite.

Yuval Noah Harari, storico israeliano, è uno degli scrittori di maggior successo e uno degli intellettuali più apprezzati, diventato famoso dopo aver pubblicato nel 2014 un libro di saggistica intitolato Sapiens. È un racconto dell’evoluzione della specie umana dalla sua origine fino alla rivoluzione informatica, un successo clamoroso, con oltre 20 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Dopo i successivi Homo Deus, una storia delle più grandi conquiste tecnologiche e culturali dell’umanità, del 2016, e 21 lezioni per il XXI secolo, un saggio su 21 temi della contemporaneità, del 2018, nel settembre 2024 Harari ha pubblicato il suo quarto libro: Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall’età della pietra all’IA.

Il libro, composto da ben 612 pagine, inizia raccontando e analizzando alcuni eventi storici passando rapidamente dalle tavolette d’argilla assire all’epidemia di colera in Europa nel XIX secolo, al pogrom degli ebrei in Romania nel 1941 e al genocidio dei rohingya in Myanmar. 

Harari sostiene che le reti di informazioni siano le strutture fondamentali delle società, e che il controllo di quelle informazioni – non necessariamente ancorate alla realtà delle cose – dia origine a finzioni, fantasie e illusioni collettive, che possono portare a sviluppi catastrofici come il nazismo e lo stalinismo. Fa l’esempio del Malleus Maleficarum, “Il martello delle malefiche”, un manuale per smascherare e uccidere le streghe, scritto in Austria nel 1480 dal frate domenicano Heinrich Kramer. Senza l’invenzione della stampa qualche decennio prima, scrive Harari, le folli idee di Kramer – un tipo «mentalmente squilibrato» e già emarginato dalle autorità ecclesiastiche locali – non si sarebbero mai diffuse in Europa, alimentando una frenetica caccia alle streghe.

La seconda parte del libro è dedicata all’analisi dei rischi dell’intelligenza artificiale, che secondo Harari si differenzia dalla stampa e dalle tecnologie precedenti perché «è la prima tecnologia in grado di prendere decisioni e generare idee da sola», e perché «le IA sono membri a pieno titolo delle nostre reti informative, essendo dotate di una loro agentività». Nei prossimi anni, prosegue Harari, «tutte le reti – dagli eserciti alle religioni – acquisiranno milioni di nuovi membri IA, che elaboreranno i dati in modo diverso dagli esseri umani» e prenderanno decisioni che gli esseri umani difficilmente prenderebbero.

Il timore che l’autore esprime è che gli esseri umani possano diventare uno strumento dell’intelligenza artificiale (o «aliena», come la definisce Harari) anziché il contrario, con effetti catastrofici per l’umanità. Questa posizione e, più in generale, le sue ipotesi sul futuro, hanno rafforzato tra molti suoi critici l’impressione che il suo pensiero, perlomeno da Sapiens in poi, sia diventato del tutto sovrapponibile a quello di molti “apocalittici” nella secolare disputa tra apocalittici e integrati, definita negli anni Sessanta dal semiologo Umberto Eco.

Mentre alcuni autori, come lo psicologo evoluzionista Steven Pinker, individuano nelle nuove tecnologie opportunità di progresso e miglioramento delle condizioni di vita della specie umana, Harari individua un rischio di disastri inimmaginabili che secondo alcuni critici finisce per promuovere un’interpretazione del presente che legittima indirettamente atteggiamenti conservatori e luddisti.

Malgrado l’elevato numero di pagine, Nexus si legge con piacere e facilità, stimolando il lettore a riflettere sulle potenzialità e i rischi dell’intelligenza artificiale. Un libro, a mio avviso, da leggere con interesse per arricchire la propria consapevolezza sull’IA e su come questa potrà contribuire a cambiare le nostre vite.

Rispondi