AI in sanità: fattore strategico, scorciatoia o marketing?

L’Intelligenza Artificiale è una moda, una bolla destinata a sgonfiarsi presto o una tecnologia che cambierà per sempre i sistemi informativi sanitari? Dipende da come e perché viene utilizzata.

L’intelligenza artificiale (AI) è senza dubbio uno degli argomenti più discussi nella sanità. Anche a HIMSS 24 Europe, che si è tenuto a Roma, non c’era convegno o workshop dove l’AI non fosse presente. Anche tra gli stand non c’era soluzione che non menzionasse l’AI come aspetto chiave. Come sempre le opinioni degli addetti ai lavori spaziano dal più profondo scetticismo a chi invece professa totale fiducia sui benefici che l’AI porterà nella sanità.

Qual è lo stato dell’arte dell’AI in sanità e, soprattutto, quali sono le prospettive del breve – medio periodo? Proverò a condividere con voi alcune riflessioni frutto di colloqui che ho avuto con alcuni produttori e utilizzatori delle tecnologie che stanno rivoluzionando il mondo del lavoro.

Ma a cosa serve o potrebbe servire l’AI in sanità? A tante cose, ma voglio soffermarmi su alcuni aspetti:

  • Supportare la prevenzione, la pratica clinica e l’assistenza dei pazienti, “potenziando” i professionisti sanitari nelle loro attività, così da migliorarne l’efficacia e/o la sicurezza;
  • Supportare la gestione dei processi sanitari, ottimizzando le risorse a disposizione, guadagnando efficienza, riducendo sprechi e tempi morti;
  • Supportare il governo clinico, elaborando le informazioni disponibili così da aumentare la conoscenza di tutti i fattori che concorrono a determinare la domanda di salute e l’offerta di servizi sanitari, anche in chiave “predittiva“;
  • Automatizzare alcuni processi riducendo o eliminando la necessità di personale, ad esempio nell’accesso e la fruizione dei servizi sanitari;
  • Assistere i pazienti nella comprensione delle informazioni che li riguardano, stimolare il loro coinvolgimento attivo nella prevenzione e la tutela della loro salute.

In estrema sintesi l’AI può servire per aiutare i professionisti sanitari o, in alcuni casi, affiancarli o sostituirli in alcuni processi a bassa criticità. Nessuno al momento, neanche il più convinto delle potenzialità dell’AI, pensa a sostituire i medici e gli infermieri nelle loro attività cliniche con l’intelligenza artificiale.

Possiamo poi suddividere le soluzioni sanitarie in due macro-categorie: quelle che si basano sull’AI che è il fulcro con il quale operano le funzioni offerte (fattore strategico); quelle in cui l’AI è un add-on, un elemento in più con cui svolgere qualche funzione aggiuntiva o marginale. Questa è la più ampia, poiché quasi tutti i produttori di soluzioni IT per la sanità stanno aggiungendo qualche tecnologia AI per arricchire i propri prodotti e renderli così più moderni, attrattivi (marketing). Un po’ come inserire qualche oggetto moderno in una casa d’epoca.

C’è poi un terzo ambito, che può coesistere con entrambe le categorie, di utilizzare l’AI per svolgere funzioni che, in modo tradizionale, possono risultare complesse da realizzare o manutenere nel tempo (scorciatoia), come ad esempio sistemi per estrarre e codificare informazioni da testi, stilare riassunti / referti o ancora fornire informazioni. In questo caso l’AI è una modalità con cui svolgere compiti che si possono anche eseguire senza di essa.

Ma quanto è davvero intelligente l’AI? È, come dicono alcuni, soltanto uno “stupido veloce” nel rispondere a una domanda mettendo insieme diversi concetti? Quanto è affidabile e obiettiva? È impossibile dare una risposta univoca a queste domande. Proviamo allora a capire come funzionano alcune soluzioni basate sull’AI approfondendo le tecnologie oggi più impiegate: Machine / Deap Learning, Natural Language Processing. Nel prossimo articolo vi parlerò delle prime in modo spero semplice e comprensibile.

1 – Continua

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