
Come acquisire e gestire i dati che vanno a costituire la CCT. Vediamo un esempio per la gestione della BPCO.
Concludiamo con questo articolo la disamina sulla Cartella Clinica Territoriale (qui trovate la prima e la seconda parte). Particolarmente importanti per poter utilizzare la CCT nella gestione dei pazienti con patologie croniche sono i dati clinici che permettono di classificare – stadiare gli assistiti e di monitorarne la salute. In alcune branche, ad esempio diabetologia e nefrologia, le aziende sanitarie utilizzano dei software specialistici, delle vere e proprie cartelle cliniche di patologia, di norma con molti dati strutturati (silos specialistici). In questo caso l’obiettivo è di acquisire questi dati e alimentare con essi la CCT attraverso meccanismi di interoperabilità.
In altre branche, invece, i dati sono frammentati su più sistemi e talvolta inseriti in referti di testo libero o addirittura trascritti su carta. Come allora reperire queste informazioni? Le soluzioni possibili sono due: acquisire e poi integrare una cartella specialistica, con il risultato però di inserire un ulteriore silos; utilizzare una Digital Health Platform (DHP) con cui creare la struttura dati, ad esempio openEHR e creare in modo veloce, attraverso logiche “low-code”, form e cruscotti per registrare e consultare i dati.
La DHP estende la struttura dati centrale della CCT e la specializza per trattare i dati che servono, con una logica di sussidiarietà. A titolo di esempio vi mostro un modello per la gestione della BPCO.

Come si procede? Si inizia individuando i dati che sono necessari (dataset), di solito partendo dalle linee guida e dalle esigenze dei clinici. Utilizzando un Data Modeler, si selezionano gli archetipi, se già disponibili, oppure se ne creano di nuovi. Successivamente si disegnano con essi i template che contengono i vincoli e le regole per il loro uso. I dati nell’immagine in giallo sono prodotti da diversi sistemi informativi da cui verranno prelevati. I dati in verde, invece, sono “orfani” e verrano introdotti e gestiti attraverso il cruscotto BPCO. Questo verrà disegnato con un Form Modeler che, partendo dai template, consente di creare la form in modo visuale, senza o con poco codice.
Il cruscotto BPCO conterrà sia i dati gialli che i verdi, realizzando così una vista integrata dei dati rilevanti della patologia. Con questo approccio è possibile quindi completare la CCT che può assolvere a due funzioni:
- Governo clinico delle patologie (analisi, monitoraggio, etc..)
- Supporto alla pratica clinica
Più in dettaglio una CCT così progettata può servire per:
- Monitorare lo stato di salute e le cure dei pazienti affetti da patologie croniche;
- Favorire la presa in carico e la gestione integrata dei pazienti affetti da patologie croniche;
- Misurare l’aderenza terapeutica dei pazienti rispetto alle linee guida;
- Verificare l’appropriatezza delle cure dei pazienti rispetto alle linee guida e ai protocolli nazionali e internazionali;
- Costituire una base dati sulla quale sviluppare algoritmi predittivi di AI relativi alle complicanze e alla prognosi dei pazienti affetti da patologie croniche.
Questo approccio è per sua natura modulare: possiamo iniziare da una patologia per poi estenderla alle altre. L’uso di una DHP low-code facilita e rende molto veloce il processo di costruzione ed espansione della CCT. Un altro vantaggio, rispetto ai software tradizionali, è l’elevata flessibilità che consente, nel tempo, di arricchire o modificare i dataset clinici. I dati, infine, saranno in un formato aperto, standard, esterni alle logiche applicative.
La Cartella Clinica Territoriale è un nuovo ambito da affrontare con il digitale: vediamo di non farlo con le vecchie logiche e con strumenti obsoleti. Non basta sviluppare un software a “microservizi” per superare tutti i vincoli e i limiti della informatizzazione tradizionale.
3 – Fine