FSE 2.0 tra ritardi e contraddizioni

Mancata la scadenza di dicembre 2024 è a rischio anche quella di marzo 2025. Tempi ancora più lunghi per l’Ecosistema dei Dati Sanitari.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico doveva, per la componente documentale, entrare in esercizio a dicembre 2024. Entro questa data doveva essere rilasciato il Gateway che verifica la correttezza dei documenti, ne estrae i metadati per INI e consente quindi di alimentare i repository regionali o quelli di SOGEI per le regioni in sussidiarietà. Lo sviluppo dei Gateway è stato più lungo del previsto e al momento la data di rilascio è stimata tra fine gennaio – metà dicembre (solo per la gestione dei documenti).

A complicare le cose ci si è messo anche il Garante della Privacy che ha richiesto la gestione delle catene di oscuramento, ossia l’oscuramento automatico di tutti i documenti che sono in relazione (ad esempio prescrizione – erogazione – referto) e nuovi meccanismi per l’espressione del consenso dei neo maggiorenni (qui maggiori dettagli).

L’aggiornamento di INI per gestire questi meccanismi è previsto per fine marzo che è anche la data prevista dal decreto proroga FSE 2.0. La coincidenza tra le due scadenze preoccupa le regioni che non avranno tempo per fare test e mettere a punto i propri sistemi; probabile quindi un ulteriore ritardo.

Ben più lunga è invece la strada per l’Ecosistema dei Dati Sanitari – EDS. Il decreto che lo istituisce ne descrive la struttura e il funzionamento, pur avendo tre allegati, non definisce tutti gli aspetti tecnici (qui trovate maggiori dettagli e qui una riflessione sulla disponibilità dei dati).

Tra gli aspetti più curiosi e, a mio giudizio, contraddittori, c’è il tema della proprietà e della responsabilità dei dati. L’articolo 12 stabilisce che “Il Ministero della salute è titolare dei trattamenti effettuati dall’EDS, la cui gestione operativa è affidata ad AGENAS, che la effettua, in qualità di responsabile del trattamento per conto del predetto Ministero, mediante apposito atto di designazione.” Per l’articolo 6 “Le Regioni e Province autonome sono titolari dei trattamenti di estrazione dei dati” “nonché di trasmissione degli stessi all’EDS, attraverso le soluzioni tecnologiche di cui all’articolo 1, lett r), del presente decreto,
garantendo la riconducibilità del dato estratto al documento medesimo, ove presente; dette soluzioni tecnologiche non prevedono meccanismi di persistenza né di duplicazione dei dati trattati
”.

Rispetto all’impostazione federalistica del FSE 1.0 e 2.0, nel quale sono le regioni ad essere titolari dei dati, nel caso del EDS lo è il Ministero della Salute tramite Agenas. È un vero e proprio capovolgimento di paradigma che contraddice le rassicurazioni che erano state fornite alle regioni dopo lo stop del Garante al progetto originario che era ancora più centralistico. Le regioni avranno l’obbligo di alimentare l’EDS dei cui dati non saranno titolari. Tutto questo sta suscitando molte riflessioni e interrogativi.

Consapevoli della complessità dell’impianto logico – giuridico e della quantità di aspetti tecnici da dover ancora affrontare e definire, a cominciare dalla federazione delle Unità di Archiviazione Regionali, il Dipartimento della Trasformazione Digitale ha chiesto alle Regioni di partecipare ad alcuni tavoli tecnici, insieme al Ministero della Salute e ad Agenas per realizzare una co-progettazione del EDS.

Iniziativa certamente lodevole ma che suscita grandi preoccupazioni sulle tempistiche di realizzazione del EDS. Se ci basiamo infatti sul tempo che è stato necessario per affrontare la sola gestione documentale, peraltro già in esercizio nella versione FSE 1.0, c’è da aspettarsi un periodo di tempo non compatibile con le scadenze PNRR.

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