
Sebbene l’obbligo di utilizzare i codici LOINC nel referto di laboratorio sia stato introdotto nel lontano 2015, molti LIS non gestiscono questa informazione.
Nella mia esperienza, quando introduciamo un CDSS in un sistema informativo ospedaliero, spesso ci troviamo il problema delle codifiche degli esami di laboratorio che non prevedono LOINC. Esiste, dal 2015, l’obbligo di utilizzare questi codici nel referto di laboratorio che deve alimentare il Fascicolo Sanitario Elettronico ma, malgrado ciò, le uniche codifiche presenti sono quelle del nomenclatore regionale o codifiche interne, utilizzate senza alcun riferimento a standard.
Il referto è “human readable” – un medico che lo legge è naturalmente in grado di interpretarlo – ma non “machine readable“. Ma quali sono le conseguenze pratiche di questa carenza? In estrema sintesi che un sistema che legge il referto non è in grado di “comprendere” quali siano gli esami, a quali analisi si riferiscano, a cosa si riferisce il risultato, cosa viene misurato e con quali unità di misura. In altre parole abbiamo dei sistemi completamente “inconsapevoli” sul significato dei dati che sono in grado di rappresentare, un po’ come una persona che parla una lingua di cui non comprende il significato delle parole.
È il fenomeno, molto diffuso, quello dei software “stupidi“, ossia dei meri contenitori di dati che non forniscono alcuna utilità agli utenti e non aggiungono alcun valore ai dati, né informazione, né conoscenza.
Senza un sistema di codifica puntuale ed univoco, come appunto LOINC, non è possibile ad esempio confrontare, in un grafico, risultati espressi in diverse unità di misura, ad esempio mmol/L verso mg/dL, ma anche aggregare valori che riguardano lo stesso analita se è espresso con codifiche differenti. Con questi limiti i Clinical Data Repository o i Fascicoli Sanitari Elettronici sono dei “visori” di fotografie – i referti – con funzionalità di visualizzazione molto limitate.
La mancanza della codifica LOINC complica poi o impedisce qualsiasi funzione che deve fare dei “ragionamenti” sui dati come un CDSS o più semplicemente un sistema di controllo di una patologia o di valutazione di una terapia. Bisogna configurare a mano delle tabelle di transcodifica con i codici in uso, con tutti i rischi che questa operazione comporta.
Finora, nel valutare lo stato di implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico, si è chiuso un occhio sul contenuto dei documenti che lo alimentano. Se vogliamo però realizzare un FSE 2.0 e creare un ecosistema dei dati sanitari, dobbiamo cambiare atteggiamento e lavorare per adottare codifiche standard. Altrimenti meglio risparmiare un miliardo di euro, tenerci l’FSE 1.0 e lasciare le cose come stanno.