
Malgrado le buone intenzioni, le scelte che sono state adottate stanno avendo un impatto negativo sul mercato che si ripercuoterà sulle pubbliche amministrazioni.
Anche se è presto per tracciare un bilancio dell’impatto del PNRR sulla trasformazione digitale della sanità, è possibile formulare alcune riflessioni sugli effetti che si sono avuti sul mercato e sulle conseguenze che questi avranno in futuro.
Le premesse e le intenzioni erano di aprire il mercato a più operatori, coinvolgendo anche le startup e le PMI, semplificare il processo di acquisto abbreviandone i tempi, creare un’infrastruttura procedurale e contrattuale a tutela delle regioni e delle aziende sanitarie. Da questo quadro sono scaturite le gare di sanità digitale che Consip ha indetto.
Cosa è accaduto? Le buone intenzioni si sono poi concretizzate?
Molti fornitori, pochi attori
Le gare hanno visto la partecipazione di molti fornitori, anche una decina per RTI, che possiamo dividere in tre categorie:
- I grandi protagonisti del mercato, con una propria offerta di soluzioni e servizi per la sanità, in genere in posizione di mandatarie o comunque con le maggiori quote;
- Grandi e medie aziende, spesso system integrator, prive di un proprio portafoglio di soluzioni e servizi specifici per la sanità, di norma con quote significative;
- Startup e PMI innovative, incluse per soddisfare i requisiti di gara e rendere più moderna la proposizione di offerta del RTI, con piccole o piccolissime quote (talvolta aggregate in consorzi).
Si tratta di raggruppamenti molto eterogenei per dimensioni aziendali, portafoglio di prodotti / servizi, capacità di accesso al mercato. Le prime, che hanno una robusta presenza sul mercato, sono quelle che guidano i raggruppamenti e “dettano legge”. Le seconde sono impegnate su come capitalizzare le quote, operazione che in genere avviene in due modi: cercare prodotti / servizi da offrire sul mercato, anche al di fuori del perimetro del RTI; valorizzare la propria posizione dando vita a un “mercato delle quote”. Le terze infine, che non hanno propria presenza sul mercato (o estremamente ridotta), sono lì che cercano di far valere le proprie piccole quote, sperando nella benevolenza delle prime.
Tutte le altre aziende che non sono presenti nei RTI vincenti si comportano come le startup e le PMI innovative.
La trasformazione digitale a cottimo
Le gare prevedono prevalentemente la fornitura di servizi professionali con tariffe giornaliere. Questi possono essere utilizzati per lo sviluppo “green field”, ossia la realizzazione di soluzioni ex-novo e/o la personalizzazione di soluzioni già esistenti, la loro configurazione, l’avviamento, la formazione e la manutenzione.
Le gare prevedono la possibilità, da parte del committente, di acquisire dei “servizi accessori” e, tra questi, “servizi, prodotti e soluzioni di mercato attinenti alle aree tematiche di riferimento”, con un valore sino al 50% dell’intero importo. Nella gara di sanità digitale 4 è stato infine inserita la possibilità di acquisire la Cartella Clinica Elettronica come Software as a Service con delle tariffe (oggetto di ribasso) che vanno dai 14,20 ai 15 euro per ricovero, dai 0,50 ai 0,70 euro per accesso ambulatoriale (in funzione di scaglioni d’uso). Il canone annuo viene quindi determinato con una logica “pay per use” moltiplicando la tariffa per il numero di ricoveri / accessi. Per maggiori informazioni su questo aspetto rimando all’articolo che trovate qui.
La proprietà del software
L’articolo 22 dello schema di accordo quadro prevede al comma 1 che “L’Amministrazione acquisisce il diritto di proprietà e, quindi, di utilizzazione e sfruttamento economico, di tutto quanto realizzato dal fornitore in esecuzione del presente contratto (a titolo meramente esemplificativo ed affatto esaustivo, trattasi dei prodotti software e dei Sistemi sviluppati, degli elaborati, delle procedure software e più in
generale di creazioni intellettuali ed opere dell’ingegno), dei relativi materiali e documentazione creati, inventati, predisposti o realizzati dal fornitore o dai suoi dipendenti nell’ambito o in occasione dell’esecuzione del presente contratto.” Ma non basta, il comma 2 specifica ulteriormente: “L’Amministrazione potrà, pertanto, senza alcuna restrizione, utilizzare, pubblicare, diffondere, vendere, duplicare o
cedere anche solo parzialmente detti materiali ed opere dell’ingegno.” mentre il comma 3 definisce che “I menzionati diritti devono intendersi acquisiti dall’Amministrazione in modo perpetuo, illimitato ed irrevocabile.”.
Utopia o illusione?
Ci sono diversi aspetti che meritano una riflessione a cominciare dal fatto se l’articolo 22 si applichi solo allo sviluppo “green field” o anche al software fornito come servizio accessorio. In principio c’è il concetto che un fornitore possa sviluppare un “prodotto” ad hoc per un’amministrazione a cui cede tutti i diritti. A meno che non si tratti di software estremamente semplice, chiunque abbia esperienza di cosa significhi sviluppare un prodotto sa bene che l’impegno e i costi che ne derivano non sono ammortizzabili su un solo cliente; lo sviluppo software di qualità è una pratica industriale che richiede un orizzonte e un mercato almeno nazionale se non internazionale. La Pubblica Amministrazione è piena di software di bassa qualità che non si possono definire prodotti. È questo quello che vogliamo per la trasformazione digitale della sanità?
Ma c’è un altro risvolto altrettanto importante. Ammettiamo che un fornitore decida di accettare l’incarico e realizzare quanto richiesto. Nel fare ciò trasferisce nel prodotto il proprio know-how per poi cederlo all’amministrazione che può diffondere o vendere quanto sviluppato. Per un’azienda che realizza e vende software per la sanità sarebbe una forma di autolesionismo che può portare, in poco tempo, al suo fallimento. Si tratta insomma di una forma contrattuale che va bene soltanto alle aziende che non hanno propri prodotti e quindi competenza specifica sulla sanità, con tutto quello che ne consegue in termini di qualità ed efficacia.
Sovranità digitale
Ci sono poi altre conseguenze che per alcuni rappresentano un vantaggio. Le aziende straniere che sviluppano e vendono prodotti non sono disponibili né interessati a operare nel nostro mercato che a loro giudizio è immaturo e incomprensibile. Si determina così una sorta di autarchia o di sovranità digitale che però ha un importante risvolto della medaglia: le aziende italiane non possono competere all’estero in un mercato fatto di prodotti.
Tra creatività e arte di arrangiarsi
Le aziende italiane sono creative e conoscono l’arte di arrangiarsi e hanno così imparato a barcamenarsi tra norme, codici, relazioni con i clienti. Altri temi rimangono sullo sfondo, come ad esempio la certificazione MDR, quando richiesta, la valorizzazione del software anche a livello fiscale (sia per le amministrazioni, sia per i fornitori), la garanzia, i possibili conflitti sulla proprietà intellettuale.
Un gran pasticcio che deriva dall’idea del software fai da te, dall’illusione di evitare fenomeni di lock-in da parte dei fornitori, dalla sottovalutazione della complessità del software di oggi, dalla mancanza di esperienza di chi fissa certe regole che magari, in vita sua, non ha mai lavorato in un’azienda che produce software.
nulla cambia nel tempo… i fornitori sono i cattivi che fanno lock-in e poi se ne approfittano tanto che mediamente le commesse pluriennali perdono almeno il primo anno e poi però recuperano …ed il cliente pubblico s’inventa difese inapplicabili che porteranno solo a grandi contenziosi.
Chi si ricorda del SISAR bandito dalla regione Sardegna all’epoca di Soru? La gara poneva gli stessi vincoli di cessione del sw…. e si è rivelata una magnifica cash cow per Engineering ….anni ed anni di rinnovi a trattativa diretta senza chiudere il collaudo. L’amministrazione per prima non voleva chiudere il progetto perchè la PA con i sorgenti cosa può farci? Non è mica una sw house e quindi che può fare se non bandire una gara per prendersi un altro fornitore che faticosamente deve prendersi in carico il sw scritto e documentato da altri ,subire l’ostruzionismo nel passaggio di consegne ed attendere pazientemente di sostituire il tutto al più presto, con sw proprio.
E la PA si ritrova ad avere ciò che non voleva ..
Visto con il distacco della pensionata è proprio un bel teatrino!