
Come sarà possibile sostenere le maggiori spese che stiamo generando, una volta che saranno terminati i finanziamenti previsti? Che impatto ci sarà sulla qualità e l’efficacia delle cure territoriali?
La bolla generata dal PNRR terminerà, a meno di possibili proroghe, nel 2026. Per la sanità saranno, forse, stati spesi oltre 20 miliardi di euro tra PNRR, React-EU e Fondo Nazionale Complementare. Di questi 9 sono destinati alla misura 6-C1 per le reti di prossimità, le strutture e la telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, più di 11 per la misura 6-C2 per l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale.
Quando nel 2027 finiranno le risorse del Recovery Plan, il piano di potenziamento dell’assistenza territoriale dovrà essere a regime e dovrà basarsi solo sui finanziamenti nazionali. Il personale aggiuntivo delle Case della Comunità, dell’ADI e degli Ospedali di Comunità costerà circa 2,08 miliardi l’anno di cui, ad oggi, sono previsti circa 745 milioni dell’art. 1 del D.L 34/2020. Per colmare la differenza è stato previsto un piano di sostenibilità.

Il piano di sostenibilità
Il piano prevede quattro misure, indicate nella tabella seguente, che dovrebbero contribuire completamente al finanziamento totale del fabbisogno previsto per l’anno 2027.

Ad eccezione della prima che prevede un incremento del Fondo Sanitario Nazionale di 180 milioni di euro, le altre tre si basano su ipotesi di riduzione della spesa derivanti dalla riforma delle cure territoriali (DM 77).
Nel dettaglio la riduzione dei ricoveri definiti “ad alto rischio di inappropriatezza” relativi a diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva e ipertensione dovrebbe ottenersi grazie al potenziamento dell’offerta di servizi sanitari territoriali e la creazione di una rete capillare di strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale. I pazienti che soffrono di tali condizioni croniche potranno ricorrere all’assistenza territoriale come ambito assistenziale più idoneo alla cura della propria patologia (Case della Comunità, ADI, Ospedali di Comunità).
Da un’analisi delle Schede di Dimissione Ospedaliera – SDO del 2019, il 90% dei ricoveri programmati non urgenti, il 90% di quelli programmati con pre-ricovero e il 40% dei ricoveri urgenti per le tre condizioni cliniche individuate sono a rischio di inappropriatezza. È stata quindi stimata una riduzione di 322.254 giornate di degenza ospedaliera per le tre tipologie di ricovero, il cui valore corrisponde a 134.379.918 euro (media costo giornata 417 euro).
Per quanto riguarda gli accessi al pronto soccorso, circa 21 milioni per tutto il territorio nazionale, circa 16 milioni sono gli accessi con codici bianco e verde. Attraverso il miglioramento della rete territoriale, in particolare la capillare distribuzione delle Case della Comunità su tutto il territorio nazionale, in grado di garantire alla popolazione l’assistenza sanitaria di base 24 ore su 24, si dovrebbe ottenere una riduzione del numero di accessi. Secondo le stime di Agenas il 90% degli accessi con codice bianco (2.461.967) e il 60% degli accessi con codice verde (6.740.923) sono considerati evitabili. La stima della riduzione dei costi per i codici bianchi è stata calcolata valutando per ogni accesso inappropriato il valore economico della prima visita specialistica pari a 20,66 euro, mentre per i codici verdi una tariffa pari a 99,16 euro. La riduzione totale degli accessi impropri al pronto soccorso è quindi pari, secondo il piano, ad una riduzione dei costi di 719.294.197 euro.
Infine, riguardo la spesa farmaceutica che nel 2019 è stata di 30,8 miliardi di euro, di cui il 76,4% a carico del SSN, si prevede che, grazie al potenziamento dell’assistenza territoriale, in particolare alla presa in carico del cittadino e alla promozione dell’assistenza domiciliare, si otterrà una razionalizzazione delle prescrizioni farmaceutiche, in particolare di quelle classi di farmaci caratterizzati da elevato consumo e rischio di inappropriatezza, come gli antibiotici, antiulcera e cardiovascolari. La riduzione dei costi relativi alla riduzione dei consumi dei farmaci delle tre classi sopra menzionate (antibiotici, antiulcera e cardiovascolari) è stata stimata pari a euro 329.000.000.
Alcune considerazioni
Bisogna osservare che da diversi anni Governo e Regioni lavorano sulle tre razionalizzazioni proposte senza risultati significativi, spesso registrando al contrario aumenti di spesa. Per i due primi obiettivi i risparmi sono figurati, ossia legati a costi, ospedalieri e di pronto soccorso, in cui la parte fissa prevale di gran lunga su quella variabile. Ridurre giornate di degenza o accessi di PS non significa automaticamente tagliare i costi, dal momento che questi sono costituiti in larga parte dalla spesa del personale e altri costi fissi.
Se è vero che la riforma del territorio prevede il concetto di presa in carico e l’adozione della medicina di iniziativa, anche attraverso il progetto di salute, bisogna osservare che il numero di pazienti che saranno coinvolti e trattati in questo modo sarà probabilmente marginale. Anche volendo considerare quelli che dovranno essere gestiti in ADI, il cui target è il 10% della popolazione over 65 anni, la domanda da porsi è se l’assistenza domiciliare viene o verrà svolta secondo questi canoni.
C’è poi il grande tema se e quanto la digitalizzazione che stiamo realizzando è coerente con questi obiettivi che, senza di essa, sono difficilmente raggiungibili. Di questo parleremo nel prossimo post.
1 – Continua
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