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Digital by design: aumentare la sicurezza per evitare gli errori

Una corretta digitalizzazione dovrebbe avere, come obiettivo primario, non l’eliminazione della carta o la produzione di dati ma il miglioramento della sicurezza.

Uno degli ambiti dove il digitale può davvero fare la differenza rispetto alla carta o all’informatica sanitaria tradizionale è la sicurezza. Procedure e check-list, da sole, non assicurano un elevato livello di garanzia; l’errore umano è sempre dietro l’angolo.

Sono molti gli ambiti in cui attraverso la digitalizzazione è possibile ridisegnare i processi diagnostici e clinici, aumentando la capacità di controllo di medici ed infermieri.

Nei processi diagnostici è possibile ridurre gli errori pre-analitici, iniziando dalla raccolta, l’identificazione e il trasporto dei campioni. A livello analitico è possibile individuare gli errori relativi al trattamento dei campioni, la loro preparazione e quelli strumentali. Infine garantire la corretta assegnazione e consegna del risultato al paziente, errore che oltretutto comporta una violazione della privacy a suo danno (i suoi risultati sono letti da un estraneo).

Un ambito di elevato rischio è la medicina trasfusionale dove, un errore sulla sacca di sangue da infondere, può avere conseguenze letali, come è purtroppo avvenuto più volte (vedi ad esempio qui).

Le sale operatorie sono un altro contesto in cui il rischio di errori è molto elevato, cominciando dalla corretta identificazione del paziente, e dell’arto / organo da operare. Altro grave rischio è la ritenzione all’interno del sito chirurgico di garze, strumenti o di altro materiale. Anche in questo ambito le tecnologie digitali possono aumentare in modo significativo la sicurezza.

Uno dei maggiori rischi è rappresentato dalla terapie farmacologiche, specie in quei pazienti che assumono un elevato numero di sostanze, come avviene spesso tra gli anziani. Il rischio di interazioni e di effetti avversi gravi (ADR) aumenta infatti con il numero di farmaci assunti (con due è pari al 13%; con quattro è del 38%; con sette arriva a 82%).

Anche per questo motivo il Ministero della Salute raccomanda alla strutture sanitarie, prima di dimettere il paziente, di effettuare la riconciliazione della terapia (vedi qui).

Non è possibile gestire seriamente il rischio farmacologico contando sulla memoria e la conoscenza dei medici o basandosi su database farmaceutici nati per altri scopi e che affrontano il tema delle interazioni, delle ADR e delle controindicazioni in modo superficiale . Servono CDSS specializzati integrati alla gestione digitale delle terapie (ne abbiamo parlato qui).

Quale priorità hanno i progetti digitali rivolti alla sicurezza? Come sono espressi questi requisiti nei capitolati di gara? E ancora, come sono stati progettati i software clinici riguardo la sicurezza?

Purtroppo i progetti relativi alla sicurezza hanno bassa priorità. Si investe poco e male. Non sono molte le strutture sanitarie che utilizzano tecnologie digitali allo stato dell’arte per la sicurezza della diagnosi e la cura dei pazienti.

Nei capitolati dei sistemi clinici la sicurezza è poco o per nulla menzionata; guardate ad esempio il capitolato di gara di Consip sui sistemi clinici o le schede dei business case.

Infine parliamo dei software clinici. La sicurezza non rientra, se non marginalmente, nei requisiti di analisi (ad eccezione di sistemi specializzati come il trasfusionale). Le cartelle cliniche sono contenitori di informazioni, di poca utilità per medici ed infermieri (ne abbiamo parlato qui).

Bisogna progettare e realizzare sistemi clinici che siano “safety by design”.

5 – Continua