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Sabbie mobili, struzzi e miraggi, così stiamo realizzando il PNRR

Quali saranno gli effetti del PNRR sulla trasformazione digitale della sanità? Come la stiamo perseguendo?

Non penso di essere il solo a porsi queste domande che, nelle persone con cui mi confronto, trovano spesso una risposta negativa, senza però che questo generi un reale dibattito tra gli addetti ai lavori. Ecco allora che da questo blog provo io a rompere il velo di silenzio che circonda questo argomento.

Tempi ristretti, necessità di impiegare una mole considerevole di denaro e l’impreparazione diffusa tra chi doveva definire gli obiettivi e le modalità di esecuzione, hanno fatto sì che la missione 6 del PNRR diventasse un libro dei sogni.

Limitandomi al mio settore, la trasformazione digitale (ma credo che in verità molte considerazioni valgano per tutti gli interventi per la sanità e, forse, anche per altre missioni), ci sono molte criticità che piano piano si stanno palesando con il rischio di ritardare, complicare o rendere vani alcuni interventi.

Del problema sulla proprietà del software e sull’impatto che questo può avere sia per le regioni / aziende sanitarie, sia per i loro fornitori, ho scritto in un post che trovate qui e che pertanto non ripeto. Ho ricevuto molti commenti in privato che mi ringraziavano di aver portato alla luce questo aspetto. Mi è stato detto che gli azionisti dei fornitori sono estremamente preoccupati sul possibile depauperamento delle proprie aziende che vedrebbero abbattere il valore dei propri cespiti. Mi domando però dove gli stessi fossero quando hanno deciso, accecati dalla quantità di denaro sul tavolo, di partecipare accettando le regole del gioco. Mi ricordano gli struzzi che, per cercare cibo, mettono la testa sotto la sabbia. Presi dall’euforia di partecipare al ricco banchetto, nessuno ha sollevato il problema.

Spinti dall’ambizione e dalla fretta, alcune amministrazioni hanno varato dei progetti importanti (FSE 2.0, PNT, piattaforma di AI per le cure primarie) senza considerare adeguatamente la privacy e coinvolgere preventivamente, così come è previsto, l’autorità di garanzia la quale è poi intervenuta a cose fatte o in itinere. Eppure non era difficile immaginare che la concentrazione di dati sensibili attirasse l’attenzione del Garante e ne provocasse l’intervento. Sarà forse colpa del fatto che il concetto “privacy by design” è in inglese e che alcuni hanno poca dimestichezza con questa lingua? O, di nuovo, del comportamento dello struzzo?

Cosa dire poi dei contenuti di alcuni progetti? Decisi da pochi “esperti” e calati dall’alto senza coinvolgere chi questi sistemi dovrà poi utilizzarli, non imparando nulla dal passato. Co-design, design thinking e altre metodologie del genere sono nella testa di questi esperti slogan privi di significato. Persone che, in molti casi, non hanno mai lavorato in un reparto ospedaliero o in un servizio di una ASL ma che, in quanto “esperti”, si ritengono in dovere di decidere cosa è utile e come vada concepito un sistema sanitario o clinico.

Per non parlare poi delle tempistiche di questi progetti che sono, a detta di tutti, irrealistici o, per tornare al titolo di questo articolo, dei veri e propri miraggi. Si farà finta di nulla e si considereranno conclusi dei progetti che non lo sono, così da rispettare le scadenze del PNRR e non perdere i fondi, o si accerterà la cruda realtà?

Come vedete i problemi sono tanti e rilevanti ma nessuno sembra volerci ragionare sul serio. Eppure non mancano i comitati e i tavoli di esperti che però sono concentrati su altro. Il timore, a questo punto, è di far la fine di chi vince una grossa somma alla lotteria ma poi, senza esperienza su come utilizzare la fortuna che gli è capitata, finisca con il dilapidare tutto rimanendo più povero di prima.

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