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Cosa potrà contenere l’Ecosistema dei Dati Sanitari?

Proviamo a capire quali dati e in che formato potranno essere presenti nell’EDS. I limiti e le mancanze degli attuali documenti HL7 CDA del Fascicolo Sanitario Elettronico.

Come ho raccontato nel post di ieri, che trovate qui, l’Ecosistema dei Dati Sanitari (EDS) sarà alimentato esclusivamente attraverso i dati presenti nei documenti HL7 CDA che alimentano / alimenteranno il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 (FSE).

La tabella sopra riportata, elaborata da me sulla base della documentazione ufficiale del FSE, contiene nelle righe le categorie di informazioni e nelle colonne i documenti attualmente definiti. Bisogna tuttavia notare che gli ultimi quattro, (a destra), mancano ancora delle specifiche puntuali. I colori indicano l’obbligatorietà (rosso), la raccomandazione (arancio), l’opzionalità (verde).

La prima considerazione che desidero condividere è che la scelta di alimentare l’EDS con i dati presenti nei documenti ha due implicazioni rilevanti:

La seconda considerazione è che, senza il Profilo Sanitario Sintetico, non avremo un numero rilevante e importante di informazioni. Come è noto i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta non assolvono al momento a tale compito per due ragioni: la responsabilità che una non corretta o completa compilazione del PSS potrebbe far ricadere su di loro, motivo per il quale sembra sia in corso un confronto su rivedere tutta la struttura del documento aggiungendo, per ogni voce, la fonte; il tempo necessario per svolgere questo compito che non si traduce in una mera estrazione dati dalle loro cartelle ma richiede una compilazione manuale, onere che si traduce in una richiesta economica aggiuntiva rispetto al loro compenso.

Bisogna poi notare che il colore prevalente è il verde, ossia la maggior parte dei dati sono opzionali. Quali e quanti di essi saranno realmente presenti? Avremo dei documenti minimali, ossia composti solo dai dati obbligatori, che sono davvero pochi? È un tema importante che non sembra essere al centro dell’attenzione.

La terza considerazione, meno visibile nella tabella, è il formato dei dati previsto per ciascuna categoria all’interno dei documenti. In diversi casi non sono previste, come obbligatorie, codifiche ma viene lasciata la libertà di adoperare blocchi di testo. Tutto questo complica notevolmente lo sviluppo di servizi “intelligenti” che possano aggregare, correlare e articolare informazioni, anche per il divieto (si veda articolo precedente) di impiegare algoritmi di AI sui dati sensibili dei pazienti. Anche quando poi sono previsti campi codificati, ad esempio i codici LOINC degli esami nel referto di laboratorio, la realtà odierna è che tantissimi referti, pur presenti nel FSE, non sono conformi a tale specifica (qui trovate alcune considerazioni). Non parliamo poi di parametri vitali, fattori di rischio, complicanze … ll rischio, purtroppo concreto, è di avere un EDS simil FSE, ossia un insieme di “fotografie” digitali di dati che, per essere consultati, andranno letti uno per uno.

C’è poi un’ulteriore considerazione da fare. La disponibilità dei dati condizionerà la tipologia e l’efficacia dei servizi che si andranno a realizzare. Si sono definiti i dati a prescindere dai servizi, molto prima che si pensasse a un EDS. L’utilità dei servizi sarà determinante per il successo di tutto il progetto FSE 2.0 di cui EDS è parte integrante. È un approccio capovolto nel quale il “cosa e come fare” viene dopo ed è condizionato dal “su che cosa“, nella quale si discute di dati in modo astratto, senza fare un’analisi puntuale dei servizi che si vogliono realizzare.

Per finire un’ultima considerazione che ho già espresso tante volte ma che voglio ribadire ancora. Progetti così impegnativi e ambiziosi richiedono il coinvolgimento attivo degli utenti per una coprogettazione che sia multidisciplinare e che coinvolga tutti coloro che possono, sia per esperienza diretta, sia per conoscenze, dare un contributo fattivo. Purtroppo così non è e devo constatare che più passa il tempo e più la centralizzazione e il voler calare dall’alto delle decisioni prese in gruppi di lavoro ristretti è diventato il modello imperante.

Pensate che la bozza di decreto del EDS, sulla quale si espressa il Garante, non è nemmeno stata condivisa con le Regioni, ad eccezione di due – tre regioni capofila che hanno ricevuto indicazioni tassative di non condividerla con le altre. Il tutto in palese violazione dei diritti e del ruolo istituzionale sulla sanità di regioni e province autonome.

2 – Fine.

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