
Un metodo e un percorso per utilizzare al meglio le tecnologie digitali per rendere la prevenzione oncologica più efficace, facendo rete con tutti gli attori coinvolti.
Chi segue questo blog sa come io, a volte, sia critico sulle modalità e i contenuti con cui si sta portando avanti la trasformazione digitale della sanità. Oggi voglio parlarvi di un esempio di come sia possibile impostare un metodo e definire un percorso per comprendere come utilizzare al meglio le tecnologie digitali facendo rete con tutti gli attori coinvolti.
Lo spunto viene da un workshop organizzato dalla Regione Puglia e l’Osservatorio Nazionale Screening oncologici con il supporto della Federazione FASO delle tre società scientifiche che si occupano di screening oncologici sulla digitalizzazione e innovazione nei programmi di prevenzione per la diagnosi precoce dei tumori. Il workshop ha visto il coinvolgimento dei responsabili della prevenzione oncologica delle regioni e delle aziende sanitarie, delle società scientifiche, del Ministero della Salute e di alcuni fornitori, con la mia partecipazione come moderatore. Una giornata e mezza di confronto, discussioni e idee partendo dal presupposto che il modo di fare prevenzione, che è strettamente legata agli stili di vita delle persone, debba necessariamente cambiare sia nella forma, sia nelle modalità con cui deve essere promossa e condotta. Poiché siamo tutti “digitali“, nativi e non, è necessario che l’intero ciclo della prevenzione sia non solo “digitale” ma ripensata nel profondo sfruttando al meglio le tecnologie digitali, le infrastrutture abilitanti di sanità elettronica e i diversi sistemi informativi che devono interoperare.
Un nutrito gruppo di addetti ai lavori è stato “contaminato” e “stimolato” da altre professionalità generando un’osmosi di competenze, esperienze e idee su come migliorare la prevenzione oncologica, superando i problemi e i limiti che oggi esistono. La prevenzione è un mondo molto più complesso di quanto possa apparire a chi non lo conosce in profondità. Ci sono tanti aspetti – organizzativi, tecnici, normativi, privacy, informatici – che presentano, ciascuno, delle proprie specificità e che hanno un impatto sull’accuratezza della definizione del target di riferimento, sull’efficacia della risposta degli utenti, sulla precisione e la tempestività del percorso diagnostico nei diversi livelli.
A partire dalle anagrafiche da cui selezionare le persone, che spesso presentano problemi di duplicazioni o di dati inesatti, ai criteri con cui escludere coloro che non rientrano nelle campagne (ad es. per avere svolto un esame entro il periodo previsto), sino al tracciamento del percorso diagnostico, sono tanti i problemi sul tappeto. Anche quando i “dati ci sono” non sempre è facile accedervi o poterli utilizzare, ad esempio per aspetti di privacy.
Il workshop è iniziato con la condivisione di una survey nazionale (con la sola eccezione della Valle D’Aosta) che ha fotografato lo stato attuale della digitalizzazione nella comunicazione, i sistemi informativi, il monitoraggio e il controllo della prevenzione, nonché indicato quali siano le risposte e come le diverse regioni pensano di utilizzare le tecnologie digitali per il futuro. Tre gruppi di lavoro si sono confrontati, prima al loro interno, poi tra loro, per discutere e analizzare quanto emerso dalla survey. Venerdì, il giorno dopo, ci sono stati una serie di interventi per trattare alcuni temi specifici. Non potendoli elencare tutti, mi limito a citarne due che sono stati davvero interessanti: la dr.ssa Serena Battilomo, direttore dell’Ufficio del Sistema Informativo del Ministero della Salute, che ha spiegato come le infrastrutture abilitanti (FSE 2.0, ANA) possano e debbano essere le pietre angolari di una rivoluzione digitale della prevenzione; l’avv. Silvia Stefanelli che ha fatto luce su come gestire i dati per la prevenzione nel rispetto del GDPR, superando le criticità che hanno determinato l’intervento del Garante con, in alcuni casi, lo stop di alcuni progetti o la loro sanzione.
L’aspetto più interessante del workshop è stato, a mio avviso, la sfida ad abbandonare l’autoreferenzialità che inevitabilmente affligge ogni comunità di addetti ai lavori, a lasciare il proprio ego per partecipare attivamente in una comunità, spostando in alto il punto di vista da cui osservare e tentare di risolvere i propri problemi che sono poi comuni a tutti. Una sfida ad abbandonare la propria “comfort zone” per ripensare in chiave digitale i processi e il modo di fare prevenzione, comprendere le problematiche delle altre professionalità coinvolte che non sono “nemici” ma attori indispensabili con cui dialogare e lavorare insieme.
Un ottimo modo di “fare rete” in una “comunità di pratica” allargata che è un buon punto di partenza per iniziare un percorso nazionale per la trasformazione digitale della prevenzione oncologica. Complimenti al dr. Nehludoff Albano della Regione Puglia per aver organizzato questo evento ed essersi fatto promotore di un’iniziativa davvero utile.
