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Quanto è difficile replicare un modello di cura innovativo supportato dalle tecnologie?

È stato importante “sdoganare” le attività in telemedicina, ma non basta.

La trasformazione profonda dell’ecosistema della salute deve partire dalle policy sul cambiamento di ruoli e responsabilità dei professionisti e dei cittadini, anche se tecnologie (a distanza o meno) sono chiamate ad innestarsi nei modelli di cura, come un elemento essenziale della progettazione.

La pandemia ha generato un vivo interesse intorno alle tecnologie digitali; si parla ovunque di #telemedicina e #SanitàDigitale, #ConnectedCare, dalla gestione dei piani vaccinali fino al supporto della gestione integrata della cronicità. L’adozione spontanea della “tele-visita” e le «Indicazioni» approvate dalla Conferenza Stato-Regioni hanno suscitato l’impressione che l’adozione delle soluzioni tecnologiche non abbia più ostacoli, e sia ormai una mera questione di disponibilità di fondi. In realtà le Indicazioni si concentrano sulla qualità delle procedure a distanza, senza inoltrarsi sui modelli di cura più articolati che le inglobano, ad esempio quelli che richiedono ai professionisti sanitari e sociali di “fare squadra” per la presa in carico del paziente multi-patologico e/o fragile (dove i servizi a distanza sono più utili).

In un report dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR, in via di pubblicazione, affronto il problema di replicare i Modelli di Assistenza supportati dalle tecnologie, partendo dalle seguenti considerazioni:

Replicare dei Modelli di Assistenza innovativi di provata efficacia richiede un’attenta programmazione pluriennale, con risvolti diversi a livello locale, regionale e nazionale. La riconciliazione a posteriori tra iniziative indipendenti può rivelarsi particolarmente onerosa (come succede per l’interoperabilità delle tecnologie).

Occorre bilanciare gli approcci bottom-up con quelli top-down: valorizzare le iniziative attivate bottom-up in un ambito locale e su problematiche specifiche, grazie all’impegno dei “champion”, e replicarle in altri contesti con una regia top-down (es. adattarle in modo uniforme in altri ambiti locali nella stessa regione o a livello nazionale, oppure generalizzarle ampliando le problematiche affrontate).

Serve un approccio di sistema, a più livelli:

In questa progettazione è fondamentale capire come i fattori “esterni” (precondizioni ed ostacoli individuabili nel contesto locale, regionale, nazionale ed internazionale) interagiscono con i fattori “interni” di una iniziativa (caratteristiche specifiche per il modello di assistenza sottostante).

Sui fattori esterni esiste una vasta letteratura internazionale, mentre sui fattori interni, che esprimono la difficoltà di un modello ad essere replicato su vasta scala, non è stato riscontrato nessun lavoro.

Ai fini dello studio è stata quindi elaborata una prima caratterizzazione dei principali tipi di fattori interni:

Questi fattori sono stati calati su una ripartizione dei Modelli di Assistenza in otto Aree Omogenee con necessità organizzative e tecnologiche abbastanza simili, definita in precedenza:

A1 – Presa in carico nel lungo periodo di pazienti cronici e fragili

A2 – Episodi di follow-up collegati ad un evento acuto

A3 – Fare rete tra unità operative complementari per la gestione di emergenze e urgenze

A4 – Consulto / seconda opinione

A5 – Interazione tra professionista e paziente (Videochiamata, Ambulatorio virtuale)

A6 – Acquisizione ed interpretazione ricorrente di dati e informazioni (tele-monitoraggio)

A7 – Servizi per la refertazione di segnali e immagini

A8 – Infrastrutture tecnologiche e dispositivi mobili

Sulla base delle principali caratteristiche comuni, per ogni Area è stata stimata la difficoltà di replicare un’iniziativa attribuibile ai singoli fattori, secondo una scala da 0 (trascurabile) a 4 (molto difficile). La tabella qui riportata riepiloga, dal verde per i fattori già ampiamente soddisfatti o di realizzazione più agevole, passando per il giallo e poi fino al rosso per fattori via via più difficili da esaudire.

La tabella rispecchia la penetrazione attuale delle Aree e delle tecnologie nel sistema sanitario italiano:

Non sono a conoscenza di approcci simili, ma ritengo che il problema meriti di essere affrontato in modo sistematico, anche se i risultati possono essere solo qualitativi e soggettivi.

La schematizzazione dei fattori di adozione qui ipotizzata deve essere considerata come una indicazione di massima, uno strumento e un punto di partenza per una discussione tra gli addetti ai lavori. Chi è interessato a parlarne ed a ricevere il preprint dello studio può replicare qui o mi può contattare direttamente (angelo.rossimori@cnr.it).

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