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Il Garante interviene sui tempi e le modalità di implementazione del FSE. Invasione di campo?

L’Autorità ha richiesto a tutte le regioni chiarimenti sulle tempistiche e le funzionalità presenti nei Fascicoli Sanitari Elettronici, sostituendosi al Dipartimento della Trasformazione Digitale e al Ministero della Salute.

Perplessità, disorientamento, sconcerto. Sono alcuni dei sentimenti che ha suscitato la lettera che l’Autorità Garante della Privacy ha inviato a tutte le regioni e le province autonome ponendo una lunga serie di interrogativi sulle tempistiche e le funzionalità presenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico a cui queste devono rispondere entro trenta giorni.

La base giuridica dell’intervento del Garante è il decreto del 7 settembre 2023 che istituisce il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e che ne definisce i contenuti, le responsabilità e i compiti dei soggetti che concorrono alla sua implementazione, nonché le misure di sicurezza e le modalità di accesso.

Il decreto non prevede un periodo transitorio né definisce i tempi entro i quali le regioni devono implementare quanto previsto anche se esiste una tempistica definita nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che finanzia il FSE 2.0.

Il Garante ha quindi scritto a tutte le regioni ponendo una lunga serie di domande che possiamo suddividere nelle seguenti categorie:

Si tratta di rilevi che non hanno a che vedere né con la tutela della privacy, né sulla sicurezza dei dati (ad eccezione di uno) ma che chiedono conto alle regioni e alle province autonome sulle ragioni della mancata implementazione di alcuni contenuti e funzionalità previste nel decreto.

È la prima volta, a mia memoria, che il Garante si auto-investe di un ruolo di controllo sulle tempistiche e le modalità di implementazione di una legge dello stato su una materia oltretutto di competenza regionale che spetterebbero alla Corte dei Conti, al Ministero della Salute e al Dipartimento della Trasformazione Digitale.

La motivazione sembra essere quella di tutelare i diritti dei cittadini e degli operatori sanitari, oggi non del tutto assicurati ma per una serie di ragioni tecniche e organizzative, tra cui anche il rispetto dell’attuale normativa privacy in alcuni ambiti (ad esempio screening e profilassi), vero e proprio paradosso di questo intervento.

Al momento le regioni stanno confrontandosi tra loro su come rispondere ai rilievi e nel frattempo sono previsti degli incontri tra Ministero della Salute, Dipartimento della Trasformazione Digitale e il Garante per discutere del tema.

Vi terrò aggiornati sui prossimi passi di questa vicenda. Rimanete connessi!

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