
Un’ottima iniziativa che potrebbe però tramutarsi in un boomerang. I rischi da evitare e gli errori da non commettere.
Tra le misure per la realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 è compresa la formazione che vale 330 milioni di euro. Con questo termine si intende in realtà un insieme di attività che riguardano il change management tra cui la formazione e la comunicazione. L’obiettivo, certamente condivisibile, è di istruire e sensibilizzare operatori sanitari e cittadini all’uso del FSE. La modalità di affidamento di queste attività è la convenzione Consip “Sanità digitale – Sistemi Informativi Sanitari e servizi al Cittadino”, lotti 5 e 6.
È la prima volta che si è definito un cospicuo budget per il change management di un progetto strategico per la sanità. Un aspetto dunque positivo, importante, che però induce qualche riflessione che voglio condividere con voi per comprendere se e come questi fondi saranno davvero utili e avranno l’impatto sperato.
Vediamo prima di tutto di stimare l’effort previsto dal momento che la convenzione prevede una remunerazione per giornata di lavoro. Si tratta, per tutte le regioni, di circa 1.320.000 giornate uomo destinate a disegnare e governare il modello di change management, sviluppare / configurare le piattaforme software, produrre i contenuti, erogare i corsi, fare comunicazione. Un lavoro che ogni regione svolge in modo autonomo, con la propria quota. Qui nasce la prima domanda: va bene il federalismo, ma è proprio necessario moltiplicare per venti tutti questi costi? Differenziare i modelli, i contenuti e, di conseguenza, i risultati che si otterranno?
C’è poi un’altra domanda cruciale: come misureremo l’efficacia di queste attività che verranno rendicontate sulla base del lavoro svolto, in presenza e da remoto? Come stimare la congruità dei piani e delle attività proposte? Non è un compito facile anche perché parliamo di un ambito che è relativamente nuovo.
E poi: cosa insegneremo agli operatori sanitari? Ci si focalizzerà sul FSE o si coglierà l’occasione per realizzare un vero e proprio processo di “empowerment digitale“? Se guardiamo la quantità e la tipologia di corsi di informatica nelle facoltà di medicina, ossia i loro contenuti, c’è da preoccuparsi. Ma soprattutto: bastano la formazione e una buona comunicazione per far sì che operatori e cittadini utilizzino il Fascicolo Sanitario Elettronico? Ovviamente no, tutto dipenderà dall’utilità e dai servizi che saranno realizzati, ossia dal valore che il FSE riuscirà a generare. Corriamo il rischio di investire 330 milioni di euro troppo presto, prima che il FSE possa davvero, anche grazie all’Ecosistema dei Dati Sanitari, spiccare il volo, con il risultato di generare un effetto boomerang sopratutto in quelle regioni che sono più indietro. Non c’è infatti niente di peggio che generare aspettative per poi deluderle.
E voi, che ne pensate?
