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La trasmissione, via email, dei casi di vaiolo delle scimmie viola la privacy?

Una circolare del 2 agosto del Ministero della Salute ordina di segnalare, in attesa che tutte le Regioni/PP.AA abbiano accesso al sistema PREMAL, via email i casi sospetti o confermati.

La circolare stabilisce che “in attesa che tutte le Regioni/PP.AA abbiano accesso al PREMAL, le segnalazioni dei casi devono includere almeno le seguenti informazioni:

… I casi sospetti, probabili e confermati devono essere segnalati tempestivamente dal medico segnalatore all’ASL di competenza e da questa alla Regione/Provincia Autonoma. La Regione/Provincia Autonoma provvede a trasmettere i soli casi probabili e confermati al Ministero della Salute all’indirizzo email: malinf@sanita.it, indicando nell’oggetto “CASO PROBABILE DI MPX” o “CASO CONFERMATO DI MPX”.

Ciò che lascia veramente interdetti sono due considerazioni:

  1. I dati da trasmettere consentono informazioni sensibili sullo stato di salute e anche sulle abitudini sessuali dei pazienti. La combinazione dei dati demografici, professionali e delle condizioni di salute consente facilmente di individuare la persona fisica a cui i dati si riferiscono.
  2. La trasmissione di questi dati tramite un comune indirizzo email viola le norme sulla sicurezza dei dati e quella sulla loro tutela, oltre a sollevare molti dubbi sull’affidabilità del mezzo e la sua idoneità a gestire un flusso dati così delicato.

Da notare poi che la “catena di segnalazione” è molto ampia e ciò comporta la registrazione di questi dati in diversi sistemi che possono essere privi o poco dotati di adeguate misure di sicurezza informatica.

Stupisce infine che nella lunghissima lista di destinatari manchi l’Autorità Garante della Privacy (omissione voluta?).

Ci sarebbero poi altre considerazioni da farsi sul fatto che, dopo più di due anni dall’inizio della pandemia, si debba ancora utilizzare la mail per inviare le segnalazioni dei casi sospetti / confermati.

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