
Molti capitolati tecnici sono il “copia e incolla” di altri malgrado le differenze che esistono a livello di aziende sanitarie e regioni. Tutti i limiti di un approccio che impatta sulla qualità della domanda.
Il “copia e incolla” dei capitolati tecnici non è un nuovo fenomeno ma una prassi consolidata nel tempo. Ciò che colpisce negli appalti specifici delle gare di sanità digitale di Consip è il ricorso smodato a questa pratica malgrado il coinvolgimento di rinomate società di consulenza nella loro stesura.
C’è chi spiega il fenomeno adducendo il poco tempo a disposizione, dovuto alle pratiche necessarie per ingaggiare i consulenti; c’è però da dire che alcuni progetti erano state concepiti prima del PNRR e rimandati per disporre dei finanziamenti necessari e delle modalità di gare semplificate introdotte da Consip.
Non c’è nulla di male di “copiare” delle buone pratiche. Ma possibile che tra una gara e l’altra non ci sia tempo e modo per approfondire alcuni temi e migliorare qualche aspetto? A cosa servono dei consulenti se ci si limita a replicare quanto già fatto per un altro progetto?
La definizione di un capitolato tecnico dettagliato permette di evitare o ridurre le “interpretazioni” che si devono fare con il fornitore una volta aggiudicata la gara che richiedono tempo e portano a un “contenzioso” più o meno complesso da gestire.
C’è poi da osservare che se chi scrive non conosce a fondo la realtà delle aziende sanitarie in cui il progetto dovrà svolgersi (ancora più difficile se la gara è regionale) c’è il concreto rischio di formulare requisiti tecnici e funzionali che non sono applicabili. Certe asserzioni, magari corrette dal punto di vista meramente concettuale, sono inapplicabili allo stato delle cose attuale.
I fondi del PNRR sono parte a fondo perduto, parte dei prestiti che il nostro paese dovrà restituire. In entrambi i casi è indispensabile usarli al meglio.
