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Qualcuno spieghi al Garante della Privacy che la medicina di iniziativa non è una minaccia

Leggendo l’ultima newsletter dell’Autorità per la protezione dei dati personali mi ha profondamente colpito una frase che mi induce a formulare alcune riflessioni.

La frase è contenuta in un articolo che illustra la posizione e il parere del Garante su un progetto del Ministero della salute sulla ripartizione dei fondi economici per il Sistema sanitario nazionale (Ssn) attraverso la profilazione socio-sanitaria dell’intera popolazione italiana.

Non entro nel dettaglio del parere, né lo giudico, lasciando questo compito eventualmente a chi ha le competenze per farlo.

Ciò che invece mi ha colpito è un paragrafo che riporto per intero. “Il Garante ha inoltre posto l’accento sul rischio che questi dati siano utilizzati dal Ministero per finalità ulteriori, come la “medicina predittiva” o “di iniziativa”, un modello assistenziale orientato a proporre agli assistiti interventi diagnostici mirati, sulla base del profilo sanitario individuale. Anche questi ultimi trattamenti di dati richiederebbero, come i precedenti, un’apposita base giuridica e la necessità di effettuare ulteriori riflessioni anche sui risvolti etici relativi alla profilazione sanitaria e sociale di massa. Sul punto, il Garante ha rimarcato che l’utilizzo dei dati dell’intera popolazione italiana dovrebbe essere suffragato, fin dalla progettazione, da una compiuta analisi circa i rischi per i diritti e le libertà fondamentali degli interessati, alla luce dei principi di responsabilizzazione e di protezione dei dati personali, nonché dalla relativa valutazione di impatto“.

Il primo aspetto che non comprendo è il rischio che il Ministero della Salute possa utilizzare i dati della profilazione dei pazienti per finalità di cura attraverso l’adozione di modelli assistenziali basati sulla medicina predittiva o di iniziativa. È ampiamente noto che In Italia siano le regioni ad avere la competenza e la responsabilità di erogare le cure, non certo il Ministero. Non si capisce dunque il senso di questa affermazione.

Ma ciò che mi ha colpito di più è il fatto che il Garante giudichi un rischio la medicina predittiva o di iniziativa, così come la profilazione degli assistiti. È paradossale che dei modelli che sono universalmente raccomandati nella gestione delle patologie più diffuse, tanto da essere previsti e suggeriti nel Piano Nazionale della Cronicità, siano considerati pericolosi e meritevoli di una serie di riflessioni sul piano etico.

Non sarà il caso che gli esperti del Garante parlino di più con i funzionari del Ministero?

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